giovedì 4 settembre 2008

Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari

la Chiesa richiama tutti gli uomini, e soprattutto i cristiani, ad assumere le proprie responsabilità, sia nel servizio alla società sia nell’impegno politico, al fine di assicurare il pieno rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano”

“Di fronte alle situazioni di discriminazione e d’indifferenza di cui molti dei vostri fratelli e sorelle sono vittime, la Chiesa, che ‘non può restare indifferente alle vicende sociali’, richiama tutti gli uomini, e soprattutto i cristiani, ad assumere le proprie responsabilità, sia nel servizio alla società sia nell’impegno politico, al fine di assicurare il pieno rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano, con l’amore, nella pace, nella giustizia e nella solidarietà”. Lo ha affermato il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, nel suo indirizzo di benvenuto rivolto ai partecipanti al VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari, apertosi il pomeriggio del 1° settembre presso il Bildungszentrum Kardinal-Döpfner-Haus a Freising (Germania), sul tema “I giovani zingari nella Chiesa e nella società”.
Sottolineando come “precarie condizioni di vita e scarse opportunità di istruzione e di lavoro”, fanno sì che non pochi giovani, ma anche adulti zingari, sperimentino sentimenti di sradicamento e disuguaglianza, perdita di fiducia in sé stessi, nel nucleo familiare, nelle istituzioni politiche, giuridiche ed educative, sia sociali che ecclesiali, il Card. Martino ha ribadito: “Se tocca agli individui contribuire al giusto ordine morale e sociale della comunità con generosità e coraggio, a maggior ragione spetta ai Governi e agli Organismi internazionali e nazionali la protezione della dignità e della identità di ogni essere umano e dell’intera umanità…Gli Stati, dunque, devono assicurare a tutti i loro membri condizioni propizie di un autentico sviluppo che non si riduce alla semplice crescita economica, ma che, per essere autentico, deve essere integrale, olistico, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”.
Il Card. Martino ha ricordato come nei precedenti Congressi Mondiali della Pastorale per gli Zingari l’attenzione sia stata richiamata “ai principi di uguaglianza e contro la discriminazione, ed è stata rilevata l’esigenza di un servizio centrale della Chiesa che promuova cooperazione e dialogo con gli Organismi internazionali e nazionali e con le varie denominazioni cristiane, per eliminare ogni forma di discriminazione e violenza contro di loro”. Purtroppo il Cardinale ha anche constatato che, nonostante appelli e raccomandazioni, mentre da una parte esiste “considerevole apertura e interesse nei confronti delle popolazioni gitane da parte delle Organizzazioni internazionali e nazionali, non di rado con una forte partecipazione degli Zingari stessi, dall’altra assistiamo a una certa inflessibilità e atteggiamenti ambigui di Governi che non possiamo che deplorare”. Concludendo il suo intervento, il Card. Martino ha auspicato che il Congresso porti a rinnovare “il nostro impegno e la nostra volontà a servire il prossimo nella carità e con l’amore”.
Nella sua relazione l’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha innanzitutto illustrato alcune precisazioni di ordine terminologico riguardanti le espressioni “zingari” e “giovani zingari”, quindi ha sottolineato che “la Chiesa ha sempre guardato con grande fiducia e con amore cristiano ai giovani, accompagnando il loro itinerario spirituale e terreno con materna sollecitudine e sapiente affetto”. L’Arcivescovo ha articolato il suo ampio discorso in cinque punti: Background formativo; Sfide che si pongono oggi ai giovani zingari; Fattori/norme per un’effettiva inclusione sociale; Provvedimenti delle Organizzazioni internazionali, nazionali e degli Stati a favore dei giovani zingari; La Chiesa e i giovani zingari.
Mons. Marchetto ha infine presentato alcuni suggerimenti, da approfondire, relativi ai giovani zingari: creare un maggior numero di centri, anche ecclesiali, con possibilità di svago, studio, preparazione professionale; promuovere attività di interscambio culturale tra i giovani zingari, atti a contribuire al loro processo educativo e renderli consapevoli dell’ambiente in cui vivono; formare commissioni miste di Autorità ecclesiali e statali, per riflettere insieme sulle problematiche da affrontare, nonché per programmare relative strategie di azione; offrire attività (volontariato, associazioni, gruppi sportivi, seminari, laboratori d’arte) e di prevenzione per “strappare” i giovani all’inerzia, al disimpegno, alla droga, all’alcol, ecc.; identificare e formare leader per le loro comunità; chiedere alle organizzazioni umanitarie, alle Caritas, di stanziare, con successivo controllo, microcrediti per le famiglie e le comunità che dimostrano maggiori capacità di saperli utilizzare a favore della propria etnia. (S.L.) (Agenzia Fides 2/9/2008; righe 51, parole 685)



Riccardo

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